Descrizione dei fatti
Mentre la Lega dei Ticinesi festeggia tre decenni di permanenza nel Consiglio di Stato ticinese nel marzo 2025, le sue comunicazioni ufficiali ci ricordano che il DNA del movimento rimane profondamente radicato nella xenofobia e nella stigmatizzazione degli stranieri. Lungi dall’essersi addolcito con l’esercizio del potere, il partito continua a usare le statistiche per essenzializzare la criminalità e disumanizzare i richiedenti asilo.
In un comunicato stampa del 26 marzo 2025, il partito non si è limitato a commentare i dati sulla criminalità. Ha oltrepassato la linea rossa del razzismo strutturale collegando intrinsecamente l’origine nazionale al comportamento criminale, prendendo di mira specificamente alcune comunità:
“Individui provenienti da determinati Paesi, come Algeria, Marocco e Afghani[1]stan, mostrano una propensione al crimine superiore alla media”. Che novità! Quanto ha sempre detto la Lega dei T[1]icinesi trova conferma…”
Oltre al profiling etnico, la Lega attacca lo stesso status giuridico delle persone in fuga. Nello stesso testo, il partito utilizza un linguaggio volto a delegittimare il diritto d’asilo ancor prima che i casi vengano esaminati:
dopo un 2023 contraddistinto dai reati commessi da migranti e pseudo-asilanti.
Coniando il termine “pseudo-asilanti”, la Lega cancella la realtà umana e giuridica dei rifugiati, etichettandoli fin dall’inizio come bugiardi e approfittatori.
