Osservazioni antifasciste ticino

FRANCIA: ANTIFASCISTI PRESI DI MIRA

Fonte: osservatoriorepressione.info

di Filippo Ortona*
Dopo la fumettista Elena Mistrello, respinta all’aeroporto di Tolosa, emergono altri casi di antifascisti italiani bollati come «pericolosi» dalle autorità francesi. Ecco le loro storie
Una crocetta fatta al computer, stampata e appuntata su una casella a fianco della dicitura: «Pericolo per l’ordine pubblico». Con questo laconico gesto burocratico è stata motivata l’espulsione della disegnatrice Elena Mistrello, invitata in Francia al festival Bd Colomiers e rispedita dall’aeroporto di Tolosa verso l’Italia il 21 novembre scorso, secondo la lettera di respingimento che il manifesto ha potuto consultare.
Il suo rimpatrio coatto ha fatto scalpore e, ieri, il deputato di Avs Peppe De Cristofaro ha presentato un’interrogazione ai ministri Tajani e Nordio, chiedendo se le autorità italiane non «stanno segnalando cittadini incensurati ad altri Paesi dell’area Schengen sulla base delle loro opinioni politiche». Il caso della disegnatrice è solo l’ultimo episodio di una vicenda che riguarda una dozzina abbondante di antifascisti lombardi, un’inquietante schedatura della polizia francese, una manifestazione a Parigi nel 2023 e, soprattutto, frequenti complicazioni ai controlli alle frontiere europee da più di due anni. Ad accomunare questi episodi c’è il fatto che tutte queste persone, oltre a militare in vari spazi sociali in Lombardia, hanno partecipato a un evento andato in scena a Parigi nel giugno 2023 per commemorare la morte di Clément Meric, un giovane antifascista francese ucciso da dei naziskin nel 2013.
L’evento era stato organizzato dall’Action antifasciste Paris-Banlieue, un collettivo della capitale francese. La manifestazione, pubblica e della durata di diversi giorni, ha annoverato la partecipazione di organizzazioni sindacali e di numerose associazioni e si è svolta senza alcun incidente. Al termine, mentre la maggior parte degli italiani era rientrata a casa, alcuni attivisti rimasti a Parigi sono stati fermati da dei poliziotti in una farmacia nel nord della capitale. Durante il fermo al gruppetto di attivisti italianiè stato notificato un decreto di espulsione motivato da una presunta pericolosità per l’ordine pubblico. «Non si fidavano che ce ne andassimo e ci hanno messo in un Cpr. Una situazione kafkiana», dice Annalisa, una delle persone fermate quel giorno. Dopo tre giorni di detenzione, gli attivisti sono stati liberati e hanno fatto ritorno in Italia. Sarebbe dovuta finire lì. E invece, «da quel giorno lì, le persone che erano venute per Clément Méric hanno avuto una quantità incredibile di problemi alle frontiere o col rinnovo dei documenti», secondo Annalisa, per la quale «l’unica connessione tra tutti questi casi è la cosa di Clément».
Anche Luca, un attivista milanese di 25 anni, aveva partecipato all’appuntamento degli antifascisti parigini. Due mesi dopo l’arresto di Annalisa è tornato in Francia per presenziare alla giuria di un festival di cinema organizzato dalla televisione Arte. «Appena sono sceso dall’aereo, nel tunnel che collega l’aereo all’aeroporto, c’erano dei poliziotti in divisa che chiedevano i documenti a tutti i passeggeri», racconta. Quando è venuto il suo turno di mostrare il documento, dice, «hanno fermato il controllo e mi hanno portato nella questura dell’aeroporto, senza alcuna spiegazione». Lo tengono lì a lungo, fino a che un dirigente non gli dice che non sarebbe potuto entrare nel paese. «Hanno cambiato idea solo quando hanno verificato che ero lì per lavoro, che avevo un hotel pagato», dice.
Poche settimane dopo un altro membro del gruppo, Francesco, si trova allo scalo traghetti di Ancona, diretto in Albania per vacanza. «Alla dogana, la funzionaria mi chiede: “ma tu che hai fatto in Francia?”», racconta. Lo trattengono per un tempo che pare infinito, arrivano persino dei funzionari della digos che osservano stupiti delle informazioni che la doganiera gli mostra al computer, poi lo tempestano di domande. «Volevano sapere dove andavo, quando tornavo, le prenotazioni degli hotel…». Da allora, «è uno stillicidio» di episodi simili, racconta Paolo, anche lui presente a Parigi per Clément e da allora bersaglio di controlli alle frontiere. «A me è successo almeno una decina di volte in due anni, a Malpensa sono stato cinque volte nello “stanzino”». Quando passi ai controlli, dai il tuo documento e fanno una verifica sul terminale, «è come se venisse fuori un allarme rosso: allora vedi l’operatore che si agita, chiama, fa controlli, e in alcuni casi vieni messo nello ‘stanzino’, ti fanno domande, ti vengono chiesti gli elementi per tracciare il viaggio», dice Paolo.
«Non ti viene rilasciato nulla. Quando chiedi spiegazioni, dicono che si tratta di un normale controllo» e, le poche volte che qualcuno prova a giustificarsi, «dicono sempre che c’è un problema col governo francese». «Su 5 volte che passi una frontiera, una volta non succede niente e altre quattro sì», dice Francesco. «Di solito ti trattengono qualche minuto», ma alle volte possono passare delle ore, dice. «Ho l’impressione che ogni volta che il mio documento viene controllato, esce fuori una schermata che stupisce innanzitutto gli agenti», afferma.
Nessuna delle persone intervistate dal manifesto ha alcun procedimento a carico in Francia e, in totale, sarebbero più di una dozzina gli attivisti colpiti da queste misure. L’origine di queste ultime era finora un mistero, ma il foglio rilasciato a Elena Mistrello dalla polizia francese all’aeroporto di Tolosa contiene un indizio, nella forma di un acronimo di tre lettere maiuscole, citato tra le ragioni dell’espulsione: «Fpr».
L’FPR è il fichier des personnes recherchées, una banca dati del ministero degli Interni che contiene le schedature delle persone «attenzionate» dalla polizia o dalla gendarmerie. È suddiviso in varie categorie, tra le quali spicca la «S», per «sicurezza dello Stato». Di norma sono soprattutto i membri dei gruppi jihadisti a essere «fichés S». Tuttavia nel corso dell’ultimo decennio, l’utilizzo della «fiche S» si è generalizzato fino a colpire giornalisti e militanti di sinistra: come la giornalista di Mediapart Camille Polloni o il deputato di Lfi Raphaël Arnault, entrambi «fichés S».
«Nessuno ha il diritto di sapere se è l’oggetto di una «fiche S», dice Camille Vannier, che ha seguito decine di casi legati a interdizioni amministrative e ha difeso gli attivisti detenuti nel Cpr francese nel 2023. Qualora i timori degli attivisti italiani fossero fondati, essi sarebbero «tra i primi in Europa a essere oggetto di questo tipo di misure», dice Camille Vannier. «Questo tipo di strumento è pensato per persone suscettibili di essere un pericolo grave per lo stato, e non contro dei semplici militanti. È una confusione estremamente pericolosa», deplora l’avvocata.
*da il manifesto


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